mercoledì, settembre 10, 2008

Pubblichiamo l'esperienza di Anna Salomoni...e la ringraziamo per averci inviato la sua testimonianza


L’abbraccio

Siamo in viaggio ormai da parecchie ore su una Toyota Land Cruiser  in11  tra ragazzi e adulti. Abbiamo già esaurito le canzoni degli anni 70’, 80’ e 90’. Abbiamo già proposto il repertorio di canzoni scout e dei cartoni animati.

Guardo fuori dal finestrino. I cieli infiniti sono sempre sopra di noi, le nuvole bianche enormi che giocano con la linea dell’orizzonte, il verde della foresta, la pista rossa sono diventati anch’essi compagni di viaggio. Non riesco a staccare gli occhi da questa immensità. La cosa che misorprende sempre sono le persone che sbucano dopo che la jeep è passata sulla pista. Li vedo ogni volta saltar fuori dal verde, dalla foresta con le loro biciclette, carretti, ceste, bacinelle colorate sulla testa. Hanno sentito il rumore della macchina e si sono letteralmente imboscati. Ricompaiono sorridenti e salutano. Si chiederanno chi siamo e dove stiamo andando? Non so.

Le indicazioni che Don Lucio ci ha dato per arrivare a Sao Francisco de la Foresta, dicono di una strada molto disagiata e peggiorata per le piogge. Sembra che ci sia un'altra possibilità. Arrivati al villaggio Farsadjuma, alla casa gialla girare a sinistra.

 Si ferma anche a chiedere. Tutto confermato.

Lo scopo del trasferimento è conoscere la realtà produttiva del caju (anacardi) , spostarsi ancora più a Sud, arrivare a Cafal , dismessa missione della Diocesi di Verona. Ma ciò che ci aspetta è molto di più.

A Sao Francisco de la Foresta, incontriamo Giovanni un giovane ragazzo siciliano che ha scelto di spendere la sua vita qui. Lavora, vive, condivide tutto con questo pezzettino di mondo sperso nella foresta, sperso nella Guinea Bissau  a 3 ore di pista da Bafata. Ci eravamo già conosciuti per caso alla marcia della pace Assisi-Perugia nel 2007. Non sta bene, ha la malaria. Ieri ha cominciato a sentire il corpo a pezzi e la febbre salire. Oggi ha cominciato il trattamento e confida di migliorare. Mangiamo, riposiamo e Giovanni ci propone di andare a trovare una sua amica.

Dove abita? Alla casa gialla. Scendiamo dalla jeep ed ecco il vero motivo del viaggio: lei, bellissima ai miei occhi, piccola con gli occhi luminosi che mi viene incontro e mi abbraccia. Non riuscirò mai a spiegare cosa è stato per me quell’abbraccio. Fino a quel momento ero lì fisicamente ma mi sentivo un fantasma. Ero spettatrice della realtà che altri vivevano, a cui io non avevo accesso. Fatu  abbraccia con calore tutti noi. Si vede, si sente quanto ama Giovanni. Si prende cura di lui e Giovanni si lascia coccolare da lei. E’ la prima di 4 mogli. Il villaggio della casa gialla è in pratica la grande famiglia che suo marito di 65 anni ha messo insieme. Ci sono i tanti figli, i figli dei figli, le mogli, le mogli dei figli. E’ una famiglia comunità. C’è la nonna che vanno a prendere in casa perché venga fotografata con noi e la sua famiglia.


C’è il marito. Percepisco un sentimento forte tra loro.  Si vede dai gesti: lei gli porge la sedia ( primo fra tutti) per invitarlo a sedersi, lui ( anche se capo famiglia e il più anziano tra gli uomini ) va  su  richiesta di Fatu nella foresta a prendere caschi di banane e ananas per tutti noi . Non sono atteggiamenti falsi, maschere messe  per far scena con noi ospiti. Sanno che fra 10 minuti andremo per la nostra strada. Prima fra le 4 mogli e si capisce che tutta la famiglia-comunità gira attorno a lei. E’ lei che prende in braccio i bambini più piccoli che piangono, è lei che taglia orgogliosa l’ananas che produce e ce lo offre, è lei che ha progetti per il futuro. Ecco, oltre al calore dell’abbraccio questa donna offre speranza.  In mezzo a questo nulla, lei vuole costruire un villaggio per un turismo eco sostenibile. Ha già fatto costruire le mura di 3 bungalow, ha già pianificato dove sarà il ristorante, gli arredi. Si informa per un possibile microcredito.

E’ incredibile.

Come vorrei dirle tutta la mia ammirazione, dirle che non la dimenticherò mai. Come vorrei sapere tutto di lei. Come è stata la sua vita, se ha scelto o è stata scelta, se si sente realizzata, sapere dove trova questa speranza, questa voglia di vivere. Vorrei dirle che lei mi ha dato una speranza di futuro per questa terra. Che mi ha insegnato che essere donna vuol dire abbracciare, coccolare, dare tenerezza e nello stesso tempo avere la forza di guardare avanti, di progettare un futuro migliore seppur in condizioni difficilissime. Una donna con i piedi per terra ma il cuore lanciato nel sogno. Grazie Fatu.

 

Anna