martedì, febbraio 05, 2008

PESCA: UNA PREZIOSA RISORSA PER LA GUINEA BISSAU e L'AFRICA INTERA

STRALCI di una TESI di LAUREA in ECONOMIA e DIRITTO d'IMPRESA dal TITOLO:

LA FILIERA ITTICA: STUDIO delle OPPORTUNITA' PER LE PICCOLE IMPRESE AFRICANE

della Dott. ZANINI VALENTINA


In 13 capitoli, ogni Martedì e Venerdì...per chi è interessato ad approfondire l'argomento...per chi è nel settore...per chi ha in mente progetti di sviluppo nei paesi africani, nel settore ittico

Un grazie all'autrice che ha concesso la pubblicazione del suo lavoro!

CAPITOLO 1

Un recente studio che è stato effettuato dalla Fao in Africa Centrale e Occidentale mostra l’importanza che il settore della pesca può avere sulle economie nazionali dei paesi presenti in tali zone e una parte dei riferimenti che si troveranno di seguito riportati faranno riferimento a tale studio.

Secondo questa ricerca, infatti, la pesca può contribuire a migliorare la situazione presente nei paesi africani perché è un settore che può creare occupazione, quindi maggiori redditi che serviranno ad acquistare cibo, in paesi tra i più poveri al mondo, in cui il problema principale non è tanto la mancanza di alimenti, ma quella di denaro per acquistarli.

Come sappiamo, secondo le statistiche della FAO circa 800 milioni di persone nei paesi in via di sviluppo vivono in condizioni alimentari incerte, un quarto di queste si trovano nell’Africa Sub-Sahariana. E, mentre tale cifra tenderà a diminuire a circa 700 milioni nel 2012, una proiezione suggerisce che nell’Africa Sub-Sahariana ci sarà un 27% di aumento. Questa è la regione nei paesi in via di sviluppo con la porzione più alta di popolazione denutrita e nel 2030 tale somma arriverà a ricoprire il 40% di tutta la popolazione denutrita a livello mondiale. In parte la causa è dovuta all’assenza di crescita economica nell’intera regione.

Le tendenze recenti relative agli studi effettuati in Africa si sono focalizzate maggiormente sulla ricerca di possibilità che aumentino il reddito della popolazione, in maniera tale che laddove esiste disponibilità di cibo non manchino le possibilità di accesso ad esso a causa di redditi troppo bassi.

Ecco quindi che il settore della pesca deve essere analizzato proprio perché può dare un contributo importante al riguardo: un suo sviluppo potrebbe contribuire a creare occupazione, quindi maggiori redditi e di conseguenza maggiori possibilità di accesso al cibo. Si ritiene, infatti, che le potenzialità del settore siano molte, sia per quanto riguarda le acque costiere, dove nella grande maggioranza dei casi la pesca è praticata con metodi artigianali e solo in poche eccezioni con metodi industriali, sia nelle acque interne, come per esempio nella Regione dei Grandi Laghi, in cui lo sviluppo della filiera ittica è maggiore ma possono essere attuati grandi miglioramenti, per esempio nel settore della trasformazione, ancora molto limitato e nella creazione di allevamenti ittici, in quanto le disponibilità delle risorse ittiche tendono a diminuire nel tempo e in futuro potranno esserci problemi per la loro scarsità. Maggiori dettagli su questi temi si troveranno nei prossimi capitoli.

È dunque necessario rivolgere maggiore attenzione al settore ittico: approfondire gli studi e migliorare le statistiche non può che essere un buon punto di partenza per dare un contributo allo sviluppo dell’Africa.

Nei paesi africani, molto spesso viene sottostimata l’importanza dell’intera catena dei prodotti ittici: sarebbe importante conoscere meglio i vari anelli della catena, gli attori che ne fanno parte e le relazioni presenti tra i soggetti. Bisogna considerare, infatti, che le azioni di pescatori, addetti alla lavorazione e venditori non sono isolate tra loro: esiste una coordinazione verticale al loro interno e anche una orizzontale tra chi svolge la stessa funzione all’interno della catena.

In maniera empirica, la conoscenza dell’organizzazione della catena inizia con un inventario qualitativo e quantitativo di tutti gli attori coinvolti in ogni attività. È anche importante sapere non solo le diverse funzioni degli attori, ma anche quanti sono, e se sono ben rappresentati quando vengono confrontati con altri tipi di attori.

Nel settore della pesca, ovviamente, gli attori sono: pescatori industriali (proprietari delle navi e addetti alla pesca), pescatori artigianali (permanenti o occasionali), proprietari di barche, venditori di pesce, addetti alla lavorazione e rivenditori. Successivamente, è importante differenziare tra i diversi mercati a seconda del tipo di lavorazione attuata: quando il pesce è venduto fresco i passaggi sono molto pochi, in quanto il prodotto è facilmente e in breve tempo deperibile, nel caso in cui invece sia lavorato, anche solo parzialmente, per esempio affumicato o conservato sotto sale, l’organizzazione degli attori è sicuramente più complessa.

Anche la coordinazione orizzontale è fondamentale per lo sviluppo di questo settore. Si fa riferimento all’azione collettiva che solitamente viene menzionata nell’economia istituzionale: in questo caso gli attori si trovano allo stesso livello della catena e, nonostante vi sia competizione tra questi attori, può essere nel loro interesse lavorare insieme. Nel caso dei venditori, per esempio, l’organizzazione in cooperative può aiutarli a risolvere in modo migliore i problemi legati a acquisti, vendite, prezzi e licenze che da soli probabilmente non sarebbero in grado di sostenere.

Bisogna pensare che il miglioramento all’interno di un anello della catena, può portare giovamento all’interno dell’intera catena. È per questo motivo che sono necessari studi più approfonditi per lo sviluppo del settore: solo conoscendo gli anelli, attori e relazioni si possono identificare in maniera corretta i metodi con cui può avvenire la loro collaborazione e quindi la creazione di opportunità per lo sviluppo dell’intero settore.

Il “Sustainable Fisheries Livelihoods Programme” (SFLP) fa notare come maggiori studi e maggiori attenzioni sul settore ittico non possano che contribuire a focalizzare l’attenzione su un settore che può dare un importante contributo all’economia dei paesi dell’Africa Sub-Sahariana. Il fatto che non sia stato adeguatamente considerato è il motivo per cui per cui il settore della pesca ha negli anni ricevuto poca attenzione nelle politiche di sviluppo economico della maggior parte dei paesi. Le conseguenze di questa mancanza sono molte. Includono, per esempio, i limitati finanziamenti stanziati a favore delle poche imprese esistenti, la debolezza del dipartimento della pesca nei vari Ministeri incaricato di politiche agricole, la bassa rappresentanza di stakeholder delle imprese nelle decisioni sul controllo territoriale, come quelle riguardanti la costruzione di infrastrutture, di bacini, il controllo dell’area costiera. Ma anche tutte le mancanze delle politiche regolative per l’accesso alle risorse o ancora la poca considerazione nei confronti della pesca all’interno delle strategie studiate per ridurre la povertà. È per questo che tale studio si è concentrato sulla pesca, in particolar modo sulla pesca artigianale, per sottolineare l’importanza che le performances economiche e sociali di questo settore, se meglio comprese, possono facilitare le decisioni politiche al riguardo, in maniera tale da creare condizioni migliori e più favorevoli allo sviluppo di tutto il settore.

Il SFLP è un programma regionale che si occupa di ridurre la povertà della pesca artigianale in Africa Occidentale e Centrale, attraverso il miglioramento della vita delle comunità di pesca. Più specificamente lo scopo è fortificare le attività umane e sociali degli stakeholder, promuovere il controllo sostenibile delle risorse di pesca e sviluppare un ambiente istituzionale e politico favorevole.

Tutto questo non potrà che favorire la posizione dei paesi africani all’interno della filiera ittica considerando l’intero quadro internazionale: come è stato mostrato nel capitolo precedente, infatti, il settore della pesca in Africa non è rilevante in ambito internazionale, ma questo non significa che non lo sia per l’Africa stessa e che, dati i miglioramenti che si sono verificati negli ultimi anni per esempio per quanto riguarda le esportazioni, questo non possa essere in crescita. Bisogna tenere a mente, infatti, che ci sono paesi africani che hanno già rilevanza nelle graduatorie internazionali riguardanti i prodotti ittici, Tanzania e Uganda, per esempio, sono tra i principali paesi produttori e le loro esportazioni stanno crescendo molto negli ultimi anni. Gli altri paesi africani dovrebbero dunque seguire il loro esempio, anche se lo sviluppo di questi paesi è avvenuto soltanto grazie agli investimenti esteri. È indubbio che questi siano fondamentali per garantire la crescita del settore e quindi lo sviluppo dei paesi africani.

Si ritiene, dunque, che, per le potenzialità che sono proprie del settore, questo debba essere maggiormente preso in considerazione nelle politiche di sviluppo del continente africano. Non bisogna dimenticare, infatti, che può essere considerato uno strumento per alleviare la povertà da una parte e un metodo per far crescere le piccole imprese di pesca che operano a livello nazionale dall’altra; e se queste ultime riescono ad avere un ruolo importante all’interno della filiera ittica, allora tutta la catena dei beni sarà modificata e con questa anche la posizione dell’Africa nel quadro internazionale.



[1] M. Kebe, F. Tallec, “Contribution of fisheries to national economies”. Fao, 2006.

[2] Rapporto Fao edito nel 2002.

1 Comments:

Anonymous fufu said...

E brava la dottoressa Zanini...per noi sempre Vale-Marta...
ottima l'idea del coordinatore e grazie all'autrice

10:14 AM  

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