sabato, marzo 07, 2009

Dopo un mezzo golpe, anche la Guinea Bissau sprofonda nel caos

Tutto il mondo civile condanna l’omicidio del presidente della Guinea Bissau Joao Bernardo “Nino” Vieira, assassinato all’alba del 2 marzo da un gruppo di soldati che lo hanno stanato dal palazzo presidenziale e lo hanno giustiziato per vendicare la morte del capo di stato maggiore dell’esercito, Tagme Na Waie, vittima poche ore prima di un’esplosione che ha distrutto l’edificio in cui si trovava, situato all’interno del quartier generale dell’esercito.

Nel comunicato diffuso subito dopo, i vertici militari hanno esplicitamente incolpato Vieira dell’attentato al generale Waie, assicurando però che quello in atto non era un colpo di stato poiché, nel rispetto della costituzione, la carica presidenziale vacante sarebbe stata assunta ad interim dal presidente del parlamento.

Così è stato. Il 3 marzo Raimundo Pereira, presidente dell’Assemblea Nazionale, ha giurato fedeltà alla costituzione durante una cerimonia svoltasi nell’aula parlamentare a porte chiuse. Poco dopo il Consiglio dei ministri riunitosi in sessione straordinaria ha quindi avuto parole di lode per il comportamento dell’esercito, annunciando sette giorni di lutto nazionale e l’avvio di un’inchiesta affidata alla Procura generale per far luce sui fatti che hanno portato al duplice omicidio.

Pur condannando l’accaduto, il Consiglio di Pace e Sicurezza dell’Unione Africana convocato d’urgenza ad Addis Abeba ha confermato che quanto accaduto a Bissau non “costituisce allo stato attuale un colpo di stato”, il che non esclude l’eventualità di sanzioni: ad esempio, la temporanea sospensione del paese dall’UA, un provvedimento previsto dallo statuto dell’organismo panafricano quando a rappresentare una nazione è un governo che abbia assunto il potere violando le regole costituzionali.

È la terza volta in pochi mesi che l’UA si trova a discutere sulle misure da adottare nei confronti di uno stato membro. Ad agosto si è trattato della Mauritania dove un colpo di stato militare ha deposto presidente e premier. Si è trattato di un ‘golpe bianco’, vale a dire senza spargimento di sangue: i suoi esecutori lo hanno giustificato sostenendo che la corruzione dilagante e il deficit di democrazia nel paese richiedevano un atto di forza.

Lo scorso dicembre è stata la volta della Guinea Conakry. Alla morte per malattia del presidente Lansana Contè, dittatore al potere per 24 anni trascorsi saccheggiando le risorse nazionali e reprimendo brutalmente l’opposizione, l’esercito, con un altro golpe incruento, ha sospeso la costituzione e imposto un governo militare, promettendo di combattere la corruzione e di portare il paese alle urne entro il 2009.

Anche a Bissau i militari promettono una svolta salutare: “il paese potrà ora essere rilanciato – ha dichiarato il portavoce dell’esercito nel comunicato che annunciava la morte di Vieria – quest’uomo ha bloccato tutto lo slancio di questo piccolo stato”.

Probabilmente è per la stessa ragione – porre fine a una dittatura priva di scrupoli – che alcuni giorni or sono in Guinea Equatoriale un commando ha attaccato la capitale Malabo approfittando di una visita all’estero del presidente Obiang Nguema. Il tentativo è fallito. La Guinea Equatoriale è il terzo produttore di petrolio dell’Africa subsahariana. Ma la speranza di vita alla nascita, uno dei più eloquenti indicatori di sviluppo, è soltanto di 50 anni; inoltre il tasso di mortalità materna è tra i più alti del mondo, 680 decessi ogni 100.000 bambini nati vivi, e così pure quello di mortalità infantile, che è del 123 per mille. In effetti i proventi delle esportazioni finora sono serviti soprattutto ad arricchire Nguema, al potere dal 1979 grazie a un colpo di stato.

Quanto a Bissau, petrolio, fosfati e minerali preziosi potrebbero dare benessere ai suoi abitanti che sono meno di 1,6 milioni. Invece la speranza di vita alla nascita è di 45 anni, il tasso di mortalità materna è addirittura di 1.100 decessi ogni 100.000 bambini nati vivi e quello di mortalità infantile e di 124 per 1.000. L’Indice dello sviluppo umano compilato ogni anno dall’Agenzia delle Nazioni Unite per lo sviluppo la colloca al 175esimo posto, seguita solo da Burkina Faso e Sierra Leone.


Fonte: loccidentale.it